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 Una cura omeopatica

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Una cura omeopatica

Prezzo: 15,00 (15,00 € IVA compresa)

 Autore:   Marco Lorenzo Riva & Friends 
 Data Pubblicazione:   Maggio 2010 
 Numero Pagine:   143 

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Prefazione di Marco Bernasconi

Cosa spinge un uomo, il Riva, che ha sfornato più di cinquanta libri di economia aziendale, ed è giunto alle soglie del mezzo secolo di vita, a iscriversi a un corso di scrittura creativa?

Se si sta ad ascoltare lui, si viene narcotizzati per quasi un’ora dalle solite, profonde motivazioni, che vorrebbero giustificare l’ingiustificabile: desiderio di uscire dal guscio quotidiano, per far emergere la propria vena artistica, e via cianciando.

Più esplicativo è il termine medico cui ricorre sua moglie Daniela: andropausa. Cioè il complesso dei fenomeni di ordine fisiologico, e talvolta anche psichico, derivanti dal calo del testosterone, l’ormone principalmente maschile.

I fenomeni fisiologici sono visibili a occhio nudo, fa notare Daniela: basta osservare la crescita dei cespugli nelle orecchie, chiaro indizio che gli ormoni sono in via di rincoglionimento senile. Ma i sospiri rassegnati lasciano intendere che, sotto sotto, c’è dell’altro.

L’aspetto psichico si manifesta nell’assunzione di iniziative inconsulte, come l’improvvida iscrizione a corsi di recitazione e di scrittura creativa.

L’anno recitativo è destinato a concludersi con il rivoltamento di Shakespeare nella tomba: poco male. Sarà il milionesimo, visto che, da secoli, molti corsi per principianti terminano con un saggio tratto dalle opere del drammaturgo inglese.

Maggiori problemi derivano dal fatto che, al corso di scrittura creativa, al Riva hanno fatto scrivere racconti, con inesorabile cadenza settimanale.

Che al corso di scrittura creativa si scriva è tautologico, direbbe lui, con l’aria di chi è stato appena investito da un’ondata di cultura, e ha scoperto l’esistenza di vocaboli che, fino a pochi mesi fa, avrebbe ritenuto appartenere a un universo parallelo. Una tautologia è un’affermazione vera per definizione, gli hanno insegnato i corsisti di formazione ellenica, e da allora lui vede tautologie un po’ dappertutto.

Ritiene quindi tautologico che, dopo avere scritto, si proceda alla pubblicazione. Non presta ascolto a chi vorrebbe indurlo a riflettere, che non tutto ciò che si scrive debba essere per forza pubblicato: come dimostrano i temi svolti a scuola, destinati a giacere dimenticati per decenni, prima di essere smaltiti.

Qui entra in gioco la nostra casa editrice, specializzata in manuali amministrativi, della quale il Riva è uno dei principali autori.

Cosa avremmo dovuto fare, noi di Diamint.com, di fronte al suo fervore letterario? Lasciare che perdesse tempo e senno nella vana ricerca di un editore, disposto a dargli ascolto? O metterci una mano sulla coscienza, rendendoci disponibili a pubblicare la sua opera? Abbiamo optato per questa seconda strada, non immaginando di quanti ostacoli fosse irta.

(...)

L’ironia del Riva è più assurda, che surreale. I suoi racconti necessitano sovente di una spiegazione, che lui non saprebbe dare: in quanto l’abbia dimenticata, o poiché non vi sia mai stata, è irrilevante.

La casa editrice Diamint.com mi ha quindi chiesto di cercare di capire, nei limiti dell’umanamente possibile, i suoi racconti, e di predisporre alcune note, che aiutino i lettori nella comprensione.

Siamo quindi di fronte all’assoluto paradosso: l’opera letteraria prima, e si spera ultima, di un maturo esordiente viene annotata e commentata in calce, come se si trattasse del capolavoro di uno dei grandi scrittori della letteratura mondiale.

Come se tutto ciò non bastasse, a opera praticamente chiusa è giunta la notizia che il Riva voleva ospitare un paio di racconti della sorella Elena. Nonostante io non abbia nulla contro di lei, l’iniziativa mi è parsa inopportuna, perché sa tanto di feste di sfigati, in cui si portano dietro le sorelle per cercare di rendere la situazione meno deprimente.

Mi sono quindi permesso di lanciare una battuta sarcastica all’Autore, invitandolo a ospitare, già che c’era, un paio di racconti dei figli: incredibile a dirsi, lui ha organizzato la cosa.

Il libro che doveva essere di Marco Lorenzo Riva si è quindi trasformato, di fatto, in una raccolta infarcita di parenti.

Apoteotico!

Per fortuna ci sono Marta Minardi e Massimo Mirandola: persone che, dopo avere sopportato le intemperanze del Riva, nonché la sfibrante lettura dei suoi racconti, durante il comune corso di scrittura creativa, hanno accettato di essere ospiti in questa raccolta, apportandole brani pregevoli.

Troppo poco, purtroppo, per risollevare le sorti di un’opera, che non si esita a definire uno sfregio indelebile all’immagine della letteratura di ogni tempo e luogo.

Prefazione di Marco Bernasconi
Cosa spinge un uomo, il Riva, che ha sfornato più di cinquanta libri di economia aziendale, ed è giunto alle soglie del mezzo secolo di vita, a iscriversi a un corso di scrittura creativa?(...)
1
Autobiografia autorizzata
Nato primogenito, a Milano, venerdì 28 luglio 1961, alle ore 15 del pomeriggio, il Riva credé di chiamarsi Marco, e punto, per lungo tempo. Aleggiavano invero quei due ulteriori nomi di avi antichi, Lorenzo e Francesco, ma sembravano essere messi lì col BCC di Outlook®, giusto per fare contento chi di tali defunti serbava il ricordo, e strappare qualche mezzo regalo di battesimo in più.(...)
5
Il tram
Figlio: Papà, di mestiere voglio fare il tram.
Padre: Figlio, si dice tranviere, che è il signore che lo guida, il tram. Come l’automobilista è chi guida l’automobile. Hai capito? Tu faresti mai l’automobile?
Figlio: No, papà, no di certo. L’automobile è piccola, puzza e inquina. E poi ce ne sono già tante, che causano tutto quel traffico. Io voglio fare il tram: elegante, maestoso, con i miei binari belli riservati. Non do fastidio a nessuno, e nessuno dà fastidio a me.(...)
13
Lettera a Gesù Bambino
(...) Forse non mi fai cadere la neve, a Natale, perché sono stato cattivo anche con l’altra mamma, quella che tecnicamente si qualifica come suocera.(...)
21
Il primo giorno d’inverno
Il primo giorno d’inverno è anche l’ultimo giorno d’inverno. Per me, che vivo a Milano.
(...) Il primo giorno d’inverno è anche l’ultimo giorno d’inverno. Per me, che amo Milano, da quando non ci vivo più.
25
La tragedia di un gentiluomo di Massimo Mirandola
Mi chiamo Altiero Gianvitali, e tra poco, credo, morirò. Chi mi conosce mi definisce una persona semplice e onesta. Ma sono vittima di un disadattamento del mio corpo, che mi ha reso la vita un’ossessione.(...)
29
Pòta
Amico Marcovazzi che, arrivato da Milano, hai fatto luce sul mio passato, perché potessi rielaborare il dolore, psichico ma anche e soprattutto fisico, che intensamente provai anni fa!(...)
37
Maurodan l’umorista
(...)Non ho alcuna memoria del perché, quel giorno, mi fossi addormentato su quella sedia, vestito da capo a piedi. Cravatta inclusa, con nodo largo, a coprire il bottone slacciato della camicia.(...)
47
Michele di Elena Riva
Fisico asciutto e slanciato, un sorriso accattivante, Michele portava in giro la sua vitalità di ventenne con la stessa fluidità delle canne al vento.(...)
57
Una storia politica a lieto fine
(...) Dopo anni passati a tormentarmi nei dubbi, ho avuto di recente la ventura di imbattermi in un diario, giacente su una delle tante bancarelle dei mercatini che ci sono in giro, nel quale ho trovato le risposte: è il Diario di Giangiulio, che mi accingo a riassumere brevemente.(...)
61
Grazie
(...)“Grazie per la mimosa!” Nessun più mi ringraziò, dopo quell’8 di marzo di qualche anno di grazia fa.
71
Cervelli
Ginepro Bonsanti, ricercatore del Politecnico di Milano nel campo della medicina biomolecolare applicata alla sociologia, ha reso pubblici i risultati di una ricerca, destinata ad avere una fondamentale importanza per la comprensione delle differenze tra il cervello maschile e quello femminile.(...)
75
La papera e il gatto di Eleonora Riva
Faceva freddo. La papera ero uno scricciolo, alto cinque centimetri, forse meno. In mezzo alle piumette tutte spettinate, di colore giallo intenso, spuntavano il becco e le zampette arancioni.(...)
83
Marika
Marika, Ti amai immensamente in questa vita, Ci ameremo per sempre nella prossima, In un altro universo, tempo e luogo. Lo sento, ne sono sicuro.(...)
87
La ciambella spezzata
Ricorderò per sempre il giorno del primo bacio, come fosse oggi.(...)
93
Una cura omeopatica di Marta Minardi
Era vissuta per tanti anni senza sentire la necessità di prendere coscienza che un’ossessione le sarebbe stata necessaria, per presentare il suo compitino settimanale al corso di scrittura creativa.(...)
99
Il fortino
(...) Come sempre, mi è capitato in sorte un fortino sfigato: Plutone, che da secoli non è più considerato neppure un pianeta.(...)
105
Il cecchino di Federico Riva
Ryan sentiva che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno. Se lo sentiva dentro, sotto la pelle, che quella maledetta operazione chiamata D-Day sarebbe stata un massacro.(...)
107
Messa di Natale
(...) Arriviamo in chiesa, finalmente: giusto in tempo per occupare un’intera panca, di quattro posti, in terza fila. Fila che è avanti, come si conviene a gente di spicco come noi, ma non lo è troppo: se ci scappa qualche sbadiglio, il prete almeno non ci vede i molari.(...)
111
La cassetta nel cuore
(...) Sono trascorsi ormai dieci anni, dalla morte di mio padre. Dieci anni che io e mio fratello abbiamo passato a cercare la cassetta di sicurezza.(...)
117
Ritorno alla terra di Elena Riva
Ciao. Io sono Ginko, un giovane ventenne angustiato dagli spazi chiusi.(...)
129
Addio con malia
I miei suoceri non hanno mai prestato una grande cura, nel farmi i regali di Natale. O, meglio, hanno sempre avuto molta cura di spendere poco. Non ne faccio una questione personale, perché trattano in ugual modo tutti i generi, quindi anche i miei due cognati.(...)
133

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